Minca se ti amo, questo sara' il titolo.

una domenica di eventi nefasti, e c’è GIA’ uno con la felpa della roma e un cappellino bianco tirato all’indietro, grasso, che suona una trombetta da stadio nel vialetto

una domenica di eventi nefasti, e c’è GIA’ uno con la felpa della roma e un cappellino bianco tirato all’indietro, grasso, che suona una trombetta da stadio nel vialetto

è il 25 maggio, no?
eddai, #towelday
- Com’è arrivato là? - chiese sbalordito Arthur.- Non crederai mica che voglia dirti così in due parole quel che ho scoperto in quaranta primavere, estati e autunni di sedute su un palo?- E l’inverno?- L’inverno cosa?- Non stai seduto sul pale anche d’inverno?- Il fatto che sia rimasto seduto su un palo per la maggior parte della vita - rispose l’uomo - non significa mica che sia un idiota. D’inverno vado al sud. Ho una casa al mare. Sto seduto sul camino.- Ha nessun consiglio da dare a un viaggiatore?- Sì. Comprati una casa al mare. - Capisco.L’uomo contemplò l’arida, arroventata terra coperta d’arbusti. Da lì Arthur scorgeva appena la vecchia, che appariva come un puntolino tutto preso dalla sua danza scaccia-mosche.- La vedi? - gridò di colpo il vecchio.- Sì - disse Arthur. - Anzi, l’ho consultata.- Sa un sacco di cose. Ho comprato la casa al mare perché lei l’aveva rifiutata. Che consiglio ti ha dato?- Fare esattamente l’opposto di tutto quel che ha fatto lei. - In altre parole, acquistare una casa al mare.- Immagino di sì - disse Arthur. - Be’, forse ne prenderò una.- Uhm.L’orizzonte era coperto da una fetida caligine di caldo.- Nessun altro consiglio? - chiese Arthur. - Qualcosa che non abbia a che fare con gli immobili?- Una casa al mare non è solo un immobile. E’ uno stato mentale - replicò l’uomo, girandosi a guardare Arthur.Stranamente, adesso aveva il viso ad appena mezzo metro di distanza. Sotto un certo profilo sembrava una forma perfettamente normale, ma aveva il corpo seduto a gambe incrociate su un palo lontano dodici metri e la faccia ad appena mezzo metro da quella di Arthur. Senza muovere la testa, e senza dare l’impressione di fare alcunché di strano, l’uomo si alzò e passò sulla cima di un altro pale. O si trattava di uno scherzo giocato dal caldo, pensò Arthur, o lo spazio era una dimensione diversa per lui.- Una casa al mare - continuò l’uomo - non è nemmeno detto che sia sulla spiaggia. Anche se le migliori lo sono. Tutti amiamo riunirci in condizioni di confine.- Davvero? - fece Arthur.- Dove la terra s’incontra con l’acqua. Dove la terra s’incontra con l’aria. Dove il corpo s’incontra con la mente. Dove lo spazio s’incontra con il tempo. Ci piace stare da un lato, e guardare l’altro. Arthur si entusiasmò. Quello era proprio il genere di esperienza che gli era stato promesso dall’opuscolo. Ecco un uomo che sembrava muoversi in una sorta di spazio di Escher dicendo cose molto profonde su diversi argomenti.Era però un’esperienza snervante. Adesso l’uomo scendeva dal palo in terra, saliva da terra al palo, passava da palo a palo, dal palo raggiungeva l’orizzonte per poi tornare indietro: stava rendendo completamente assurdo l’universo spaziale di Arthur. - Si fermi, per favore! - esclamò di colpo Arthur.- Non riesci a sopportarlo, eh? - disse l’uomo. Ora, senza muoversi minimamente, si era messo di fronte ad Arthur e se ne stava a gambe incrociate in cima a un palo di dodici metri.- Vieni da me in cerca di consigli, ma non riesci a sopportare niente che non ti sia noto. Uhm. Allora dovremmo dirti qualcosa che già sai e farla però sembrare una novità, eh? Insomma, le solite storie, immagino. - Sospirò e scrutò lontano con aria triste.- Da dove vieni, ragazzo? - chiese poi.Arthur decise di comportarsi da furbo. Non ne poteva più di essere preso per un completo idiota da tutti quelli che incontrava. - Sa una cosa? - disse. - Lei è un veggente. Perché non lo confessa?Il vecchio sospirò di nuovo. - Mi limitavo a conversare - disse, passandosi la mano dietro la nuca. Quando riportò la mano alla fronte, reggeva sull’indice alzato un mappamondo che girava e che, senza possibilità di dubbio, rappresentava la terra. Poi rimise via la sfera.- Come ha… - fece Arthur sbalordito.- Non posso dirtelo.- Perché no? Ho fatto tanta strada per venire qui.- Non puoi vedere quel che vedo io perché vedi quel che vedi. Non puoi sapere quel che so io perché sai quel che sai. Quel che io vedo e so non si può aggiungere a quel che vedi e sai tu, perché le due cose non sono dello stesso tipo. Né quel che vedo e so io può sostituire quel che vedi e sai tu, perché questo significherebbe sostituire te stesso.- Aspetti un attimo, posso scrivere quel che mi dice? - domandò Arthur, frugando eccitato nella tasca alla ricerca di una matita.- Puoi prendere una coppa del testo allo spazioporto - disse il vecchio. - Hanno scaffali e scaffali di roba del genere.- Oh - fece Arthur, deluso. - Be’, non c’è niente che sia magari un po’ più specifico per me?- Tutto quel che, in qualsiasi forma, vedi, senti o provi è specifico su di te. Tu crei un universo percependolo, sicché tutto quanto percepisci dell’universo è specifico di te.Arthur lo guardò dubbioso. - Posso avere anche questo, allo spazioporto? - chiese.- Controlla tu - rispose il vecchio.- Nell’opuscolo - disse Arthur, tirando guarii di tasca il depliant e guardandolo di nuovo - dice che posso avere una preghiera speciale, studiata apposta per me e per le mie particolari esigenze.- Oh, va bene. - fece il vecchio. - Ecco una preghiera per te. Hai una matita?- Sì - rispose Arthur.- Dunque, la preghiera è così: “Proteggimi dal sapere quel che non ho bisogno di sapere. Proteggimi anche dal sapere che bisognerebbe sapere cose che non so. Proteggimi dal sapere che ho deciso di non sapere le cose che ho deciso di non sapere. Amen”. Ecco qua. In ogni caso, è la stessa preghiera che reciti in silenzio dentro di te, per cui tanto vale dirla apertamente.- Uhm - fece Arthur. - Bene, grazie…- C’ un’altra preghiera che si accorda con questa molto importante - continuò il vecchio - per cui è meglio che ti annoti anche questa. - Va bene.- Dice: “Signore, signore, signore…” E’ meglio inserire anche questo termine, giusto in caso, non si sa mai… “Signore, signore, signore. Proteggimi dalle conseguenze della succitata preghiera Amen.” Ecco qui. La maggior parte dei guai in cui incappa la gente nella vita è provocata dall’aver tralasciato quest’ultima parte.- Ha mai sentir parlare di un posto chiamato Stavromula Beta? - domandò Arthur.- No.- Bene, grazie per il suo aiuto - disse Arthur.- Figurati - disse il vecchio sul palo, e sparì.

Praticamente Innocuo, Douglas Adams, capitolo 9.

è il 25 maggio, no?

eddai, #towelday

- Com’è arrivato là? - chiese sbalordito Arthur.
- Non crederai mica che voglia dirti così in due parole quel che ho scoperto in quaranta primavere, estati e autunni di sedute su un palo?
- E l’inverno?
- L’inverno cosa?
- Non stai seduto sul pale anche d’inverno?
- Il fatto che sia rimasto seduto su un palo per la maggior parte della vita - rispose l’uomo - non significa mica che sia un idiota. D’inverno vado al sud. Ho una casa al mare. Sto seduto sul camino.
- Ha nessun consiglio da dare a un viaggiatore?
- Sì. Comprati una casa al mare.
- Capisco.
L’uomo contemplò l’arida, arroventata terra coperta d’arbusti. Da lì Arthur scorgeva appena la vecchia, che appariva come un puntolino tutto preso dalla sua danza scaccia-mosche.
- La vedi? - gridò di colpo il vecchio.
- Sì - disse Arthur. - Anzi, l’ho consultata.
- Sa un sacco di cose. Ho comprato la casa al mare perché lei l’aveva rifiutata. Che consiglio ti ha dato?
- Fare esattamente l’opposto di tutto quel che ha fatto lei.
- In altre parole, acquistare una casa al mare.
- Immagino di sì - disse Arthur. - Be’, forse ne prenderò una.
- Uhm.
L’orizzonte era coperto da una fetida caligine di caldo.
- Nessun altro consiglio? - chiese Arthur. - Qualcosa che non abbia a che fare con gli immobili?
- Una casa al mare non è solo un immobile. E’ uno stato mentale - replicò l’uomo, girandosi a guardare Arthur.
Stranamente, adesso aveva il viso ad appena mezzo metro di distanza. Sotto un certo profilo sembrava una forma perfettamente normale, ma aveva il corpo seduto a gambe incrociate su un palo lontano dodici metri e la faccia ad appena mezzo metro da quella di Arthur. Senza muovere la testa, e senza dare l’impressione di fare alcunché di strano, l’uomo si alzò e passò sulla cima di un altro pale. O si trattava di uno scherzo giocato dal caldo, pensò Arthur, o lo spazio era una dimensione diversa per lui.
- Una casa al mare - continuò l’uomo - non è nemmeno detto che sia sulla spiaggia. Anche se le migliori lo sono. Tutti amiamo riunirci in condizioni di confine.
- Davvero? - fece Arthur.
- Dove la terra s’incontra con l’acqua. Dove la terra s’incontra con l’aria. Dove il corpo s’incontra con la mente. Dove lo spazio s’incontra con il tempo. Ci piace stare da un lato, e guardare l’altro. Arthur si entusiasmò. Quello era proprio il genere di esperienza che gli era stato promesso dall’opuscolo. Ecco un uomo che sembrava muoversi in una sorta di spazio di Escher dicendo cose molto profonde su diversi argomenti.
Era però un’esperienza snervante. Adesso l’uomo scendeva dal palo in terra, saliva da terra al palo, passava da palo a palo, dal palo raggiungeva l’orizzonte per poi tornare indietro: stava rendendo completamente assurdo l’universo spaziale di Arthur. - Si fermi, per favore! - esclamò di colpo Arthur.
- Non riesci a sopportarlo, eh? - disse l’uomo. Ora, senza muoversi minimamente, si era messo di fronte ad Arthur e se ne stava a gambe incrociate in cima a un palo di dodici metri.
- Vieni da me in cerca di consigli, ma non riesci a sopportare niente che non ti sia noto. Uhm. Allora dovremmo dirti qualcosa che già sai e farla però sembrare una novità, eh? Insomma, le solite storie, immagino. - Sospirò e scrutò lontano con aria triste.
- Da dove vieni, ragazzo? - chiese poi.
Arthur decise di comportarsi da furbo. Non ne poteva più di essere preso per un completo idiota da tutti quelli che incontrava. - Sa una cosa? - disse. - Lei è un veggente. Perché non lo confessa?
Il vecchio sospirò di nuovo. - Mi limitavo a conversare - disse, passandosi la mano dietro la nuca. Quando riportò la mano alla fronte, reggeva sull’indice alzato un mappamondo che girava e che, senza possibilità di dubbio, rappresentava la terra. Poi rimise via la sfera.
- Come ha… - fece Arthur sbalordito.
- Non posso dirtelo.
- Perché no? Ho fatto tanta strada per venire qui.
- Non puoi vedere quel che vedo io perché vedi quel che vedi. Non puoi sapere quel che so io perché sai quel che sai. Quel che io vedo e so non si può aggiungere a quel che vedi e sai tu, perché le due cose non sono dello stesso tipo. Né quel che vedo e so io può sostituire quel che vedi e sai tu, perché questo significherebbe sostituire te stesso.
- Aspetti un attimo, posso scrivere quel che mi dice? - domandò Arthur, frugando eccitato nella tasca alla ricerca di una matita.
- Puoi prendere una coppa del testo allo spazioporto - disse il vecchio. - Hanno scaffali e scaffali di roba del genere.
- Oh - fece Arthur, deluso. - Be’, non c’è niente che sia magari un po’ più specifico per me?
- Tutto quel che, in qualsiasi forma, vedi, senti o provi è specifico su di te. Tu crei un universo percependolo, sicché tutto quanto percepisci dell’universo è specifico di te.
Arthur lo guardò dubbioso. - Posso avere anche questo, allo spazioporto? - chiese.
- Controlla tu - rispose il vecchio.
- Nell’opuscolo - disse Arthur, tirando guarii di tasca il depliant e guardandolo di nuovo - dice che posso avere una preghiera speciale, studiata apposta per me e per le mie particolari esigenze.
- Oh, va bene. - fece il vecchio. - Ecco una preghiera per te. Hai una matita?
- Sì - rispose Arthur.
- Dunque, la preghiera è così: “Proteggimi dal sapere quel che non ho bisogno di sapere. Proteggimi anche dal sapere che bisognerebbe sapere cose che non so. Proteggimi dal sapere che ho deciso di non sapere le cose che ho deciso di non sapere. Amen”. Ecco qua. In ogni caso, è la stessa preghiera che reciti in silenzio dentro di te, per cui tanto vale dirla apertamente.
- Uhm - fece Arthur. - Bene, grazie…
- C’ un’altra preghiera che si accorda con questa molto importante - continuò il vecchio - per cui è meglio che ti annoti anche questa.
- Va bene.
- Dice: “Signore, signore, signore…” E’ meglio inserire anche questo termine, giusto in caso, non si sa mai… “Signore, signore, signore. Proteggimi dalle conseguenze della succitata preghiera Amen.” Ecco qui. La maggior parte dei guai in cui incappa la gente nella vita è provocata dall’aver tralasciato quest’ultima parte.
- Ha mai sentir parlare di un posto chiamato Stavromula Beta? - domandò Arthur.
- No.
- Bene, grazie per il suo aiuto - disse Arthur.
- Figurati - disse il vecchio sul palo, e sparì.

Praticamente Innocuo, Douglas Adams, capitolo 9.

ianbrooks:

Visit Planet Earth Campaign by Bri Hand

Despite the possibility of literally one brajillion sentient lifeforms out there, we’ve so far discovered it’s pretty lonely in the big, cold Universe. And while our attempts at interstellar communication have sought to connect with extraterrestrials through the universal religion of science and mathematics, you’ve really got to wonder why we didnt play up our personal traits here on Serious Planet Earth: for instance, hot dogs. Everything recreated in Minecraft. Conga lines. The fact that David Bowie sometimes lives here. Bri’s ad campaign seeks to invigorate our languishing interstellar tourism industry by luring aliens in with some of Earth’s more amazing amenities (and hopefully the promise that we’re not going to autopsy them and show it on FOX). You can check out more assets of the campaign over at Bri’s website: secrethidingplaceofbrihand

(via: Lost at E Minor)

(via nisamisa)

prendo hemingway e apro il rosso

(sottotitolo: fuck you, rain)